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Guardando in alto, in una giornata limpida, si intravvede, sui monti di Pasturo a ridosso del gran massiccio della Grigna, un tetto che svetta appuntito verso il cielo: è la piccola chiesa dedicata a San Calimero, l'unico martire (almeno secondo la tradizione) nella lunga serie dei vescovi milanesi. Calimero, quarto vescovo di Milano, vissuto verso la metà del terzo secolo, era originario della Grecia, fu allievo spirituale del Papa S.Telesforo, venne aggregato al clero milanese e successivamente consacrato vescovo alla morte di S.Castriziano. Il suo episcopo fu eccezionalmente lungo nonostante le persecuzioni. La notizia, piuttosto tarda, del martirio di S. Calimero sembra legata ad un fatto particolare: si ritiene che Tommaso, Arcivescovo di Milano, nel 755 – 83, in occasione di alcuni restauri alla tomba, costruita dopo le persecuzioni, abbia trovato il corpo del Santo immerso nell'acqua ed abbia fatto scavare un pozzo per prosciugare la cripta. Una lettura errata della lapide che ricordava questo fatto avrebbe originato la notizia di S. Calimero ucciso e gettato in un pozzo. In località Prabello, questo è il nome del luogo dove sorge la chiesetta, anticamente sembra sorgessero torri, luoghi di guardia, da dove i soldati potevano avvistare e segnalare l'arrivo di eventuali nemici; forse queste persone nei momenti di solitudine, sentivano il bisogno di pregare, pertanto costruirono, nelle vicinanze, una cascina dedicata al culto. La dedica della chiesa a S. Calimero è probabilmente legata al fatto che il Santo è considerato protettore dell'acqua, dei laghetti e delle sorgenti. Bisogna sapere che Prabello era una zona a pascolo molto bella, dove i mandriani con il bestiame si recavano a trascorrere i mesi estivi, ma nei periodi di siccità necessitava d' acqua. I mandriani decisero allora di sfruttare una depressione del terreno per farvi convogliare dell'acqua da utilizzare nei periodi di bisogno, fino a farne un laghetto artificiale. Perchè questo restasse sempre colmo, serviva molta acqua, che veniva a mancare, soprattutto dopo un'estate secca e asciutta. Ecco che poco distante dal "lavac", così veniva chiamato il laghetto, fu dedicata una chiesa a S. Calimero; tutti si recavano in devota processione, il 31 luglio, per chiedere al Santo pioggia abbondante per mantenere colmo il laghetto e avere da dissetare il bestiame. La devozione dei pasturesi è antichissima e fervente, è dimostrata anche nelle continue attenzioni rivolte alla chiesa. Essa infatti è stata restaurata ben due volte, il primo intervento risale al 1937/38 ad opera di don Riccardo Cima, furono rifatti: la pavimentazione, alcune opere murarie e l'altare. Il secondo intervento restauro radicale e avvenuto nel 1968, il vecchio tetto il legno fu sostituito da uno in ferro, i muri perimetrali sono stati risanati, sono stati cambiati tutti gli infissi e anche il quadro, raffigurante S. Calimero, del Reali, sovrastante l'altare, fu affidato a mani esperte che l'hanno riportato alla primitiva bellezza. In occasione di tutto ciò, Mons. E. Assi, prevosto di Lecco, ha riaperto la chiesa al culto alla presenza di molti affezionati, ritornati lassù fedeli alle tradizioni. La ricorrenza annuale intende riproporre la processione che dal paese salirà con preghiere e canti fino alla chiesa, non per chiedere pioggia, ma per consolidare la fede che da secoli accompagna la devozione per "questa vetusta chiesetta". In occasione del restauro del quadro del Santo, opera del Reali (lavoro eseguito in memoria di Pigazzi Tommaso, proprietario di "Prabel") è stata rinnovata la scritta della facciata "A S. Calimero patrono dei nostri monti" incisa su tavola di legno da Angelo Ticozzi.

Pasturo si prepara alla festa di S. Calimero

San Calimero: a pasturesi e valsassinesi questo nome evoca la bianca chiesina, con il tetto dalle caratteristiche falde rosse spioventi, posta ai piedi della Grigna settentrionale, a 1500 metri di altitudine, sentinella che domina l'intera Valsassina.

In realtà, per i Pasturesi, S. Calimero, assieme alla Madonna della Cintura rappresenta il cuore della propria religiosità.

In un'antica pergamena in cui Pietro Fasolo, Cancelliere della Curia Milanese, in un rogito del 1343, nominava espressamente la Chiesa di San Calimero ai monti, in Pasturo: un'attenta lettura del documento svela però per la chiesetta era già esistente, senza precisare ulteriormente la data della sua costruzione, del resto difficilmente individuabile.

Origini antichissime dunque, come il culto dei Pasturesi a San Calimero, in cui sono intrecciati fede e leggenda. Anzitutto riguardo la scelta del luogo in cui sorge la chiesa: accanto a motivi "tecnici" (al riparo dalle rovinose valanghe che scendevano dalla Grigna e, in posizioni strategica, ben visibile dai paesi circostanti), la leggenda narra che gli antichi fedeli trasportarono i materiali per la sua costruzione in un luogo diverso, ma durante la notte uno stormo di rondini trasportò, col proprio becco, i granelli di calce su un ripiano superiore, in cui venne perciò deciso di erigere la chiesetta. San Calimero apparteneva, sempre secondo un'antica leggenda, alla famiglia dei Santi Eremiti, sette fratelli e sorelle che dedicarono la proprio vita solitaria alla contemplazione di Dio: Zefiro sul Legnoncino, Ulderico sul Monte Muggio, Eulalia a Gravedona, Eufrasia a Dongo, Grato a Bellano, Defendente a Varenna, Calimero, appunto a Pasturo. La posizione strategica delle campane, a picco sul lago o in cima ai monti, consentiva un loro collegamento in caso di bisogno: il segnale convenzionale era costituito da un grande fuoco, acceso sul limitare delle proprie capanne. E accendere "Falò" la sera della vigilia del Santo Patrono è un'usanza tuttora radicata: anni fa un grande falò veniva acceso proprio vicino alla chiesetta, ora molti pasturesi lo accendono vicino alle proprie baite, disseminate sui bellissimi monti che circondano Pasturo. Ma un altro elemento, l'acqua, è strettamente legato alla Sua devozione: pratiche di pietà, novene, tridui e processioni per impetrare l'acqua, fondamentale in una civiltà agricola qual era quella di Pasturo ed in genere della Valsassina, tradizionalmente legata alla terra, in particolare all'allevamento del bestiame. I Pasturesi salivano in processione il 31 luglio, giorno della festa secondo il rito ambrosiano, obbedendo al suono delle campane e, sui monti, al richiamo del capo mandriano di un grande pascolo, Prabello. Al parroco veniva offerta panna, frutto simbolico del proprio lavoro, che il sacerdote contraccambiava con vino e salsicciotto.

Proprio per sottolineare la solennità della ricorrenza, l'ultima domenica di luglio viene ripristinata l'antica processione da Pasturo sino a San Calimero, con inizio alle 11.00 nella Chiesa Parrocchiale, da cui partirà la processione che, risalendo fino agli 854 metri di dislivello che separano Pasturo dalla chiesa di S. Calimero

Ricordiamo, infine, che in occasione dell'anno giubilari di S. Calimero (25 luglio 1993/25 luglio 1994) il Santo Padre ha concesso un'indulgenza plenaria: 1. nel giorno dell'apertura e della chiusura delle solenni celebrazioni anniversarie; 2. un giorno solo, a scelta dei singoli fedeli; 3. ogni volta che in gruppo ci si sia recati in pellegrinaggio, alla chiesetta, con devozione.